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Libero arbitrio
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Il mwdqlibero arbitrio è un concetto mwdgfilosofico e mwdwteologico secondo il quale ogni persona ha il potere di mweadecidere gli mweqscopi del proprio agire e pensare, tipicamente perseguiti tramite mwegvolontà, nel senso che la sua possibilità di mwewscelta ha origine nella persona stessa e non in forze esterne.

Ciò si contrappone alle varie concezioni secondo cui questa possibilità sarebbe in qualche modo predeterminata da fattori sovrannaturali (mwfqdestino), o naturali (mwfgdeterminismo), per via dei quali il volere degli individui sarebbe prestabilito prima della loro nascita: si parla allora a seconda dei casi di mwfwmwgapredestinazione, mwgqmwggservo arbitrio o mwgwmwhafatalismo.

Contents

Note
Fonti
Studi

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Origine della locuzione

La locuzione deriva dal latino mwialiberum arbitrium, espressione composta da mwiqliberum («libero») e mwigarbitrium («giudizio, scelta»), ed è attestata già nella tarda antichità. Il concetto, pur avendo antecedenti nella filosofia greca, in particolare nella nozione aristotelica di mwiwmwjaprohairesis «scelta deliberata», trova una prima sistemazione teorica nel pensiero cristiano di mwjqAgostino d'Ippona, autore del trattato mwjgmwjwDe libero arbitrio, nel quale la facoltà di scegliere tra il bene e il male viene interpretata come dono divino e fondamento della responsabilità moralecite-ref-1[1].

Nel corso del Medioevo, la nozione di mwlqliberum arbitrium viene ulteriormente sviluppata dalla mwlgscolastica, in particolare da mwlwTommaso d'Aquino, che la collega alla razionalità dell'agire umano.cite-ref-2[2] La forma italiana «libero arbitrio» si diffonde nella lingua volgare soprattutto attraverso la tradizione letteraria e filosofica medievale, trovando una formulazione celebre nella mwnamwnqDivina Commedia di mwngDante Alighieri, dove è posta a fondamento della responsabilità etica e della giustizia divinacite-ref-3[3].

Problematiche

Il concetto di libero arbitrio ha implicazioni in campo mwsgreligioso, mwswetico e mwtascientifico, dove pone diversi problemi:

• in campo religioso il libero arbitrio implica che la mwtwdivinità, per quanto mwuaonnipotente e mwuqonnisciente, scelga di non utilizzare il proprio potere per condizionare le scelte degli individui;
• nell'etica questo concetto è alla base della mwuwresponsabilità senza cui un individuo non potrebbe rispondere per le sue azioni;
• in ambito scientifico l'idea di libero arbitrio comporta un'indipendenza del mwvqpensiero, e quindi della mwvgmente, dalla pura mwvwcausalità delle leggi scientifiche.

La questione ha ripercussioni anche nel diritto, dove il concetto di libero arbitrio e di responsabilità individuale sta alla base del mwwqcodice di procedura civile e mwwgpenale.

Approccio filosofico e religioso

Il tentativo di conciliare il libero arbitrio dell'uomo con l'onniscienza e onnipotenza divine è stato uno dei maggiori problemi con cui è misurata la mwxqteologia cristiana.

Agostino d'Ippona

Per risolverlo, mwzgAgostino d'Ippona distinse la mwzwlibertà propriamente detta, ossia la capacità di dare realizzazione ai nostri propositi, dal libero arbitrio, inteso invece come la facoltà di scegliere, in linea teorica, tra opzioni contrapposte, ossia tra il mwaabene e il mwaqmale.cite-ref-5[5] Mentre cioè il libero arbitrio entrerebbe in gioco solo nel momento della scelta, rivolgendosi ad esempio al bene, la libertà sarebbe incapace di realizzarla.

In polemica contro mwbwPelagio, Agostino poteva così sostenere che la volontà umana è stata irrimediabilmente corrotta dal mwcapeccato originale, che ha inficiato per sempre la nostra capacità di realizzare le nostre scelte, e quindi la nostra stessa libertà. A causa della corruzione, dunque, nessun uomo sarebbe degno della salvezza, ma Dio può scegliere gratuitamente chi salvare, elargendo la Sua mwcqgrazia con cui gli infonde la volontà effettiva di perseguire la scelta del bene, volontà che altrimenti sarebbe facile preda delle tentazioni malvagie.

Agostino si rifaceva in proposito alle parole di mwcwPaolo di Tarso: «C'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; io infatti non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il mwdapeccato che abita in me».cite-ref-7[7]

Nel mwegmwewDe diversis quaestionibus ad Simplicianum Agostino approfondì la propria concezione filosofica, sostenendo che la grazia di Dio è necessaria non solo nel momento realizzativo, ma anche per illuminare l'uomo su cosa sia il bene. Egli riportava così il problema di chi Dio scelga di salvare, e perché, all'originale teologia della mwfagiustificazione di mwfqPaolo di Tarso.

La scolastica

Del problema si occupò successivamente la mwhgscolastica cristiana. Secondo mwhwTommaso d'Aquino, il libero arbitrio non è in contraddizione con la mwiapredestinazione alla salvezza, poiché la libertà umana e l'azione divina della Grazia tendono ad unico fine, ed hanno una medesima causa, cioè Dio. La volontà libera si distingue da quella non libera perché a differenza di quest'ultima si sottomette ai criteri della mwiqragione, «essendo proprio della medesima potenza il volere e lo scegliere».cite-ref-8[8] Tommaso, come mwjgBonaventura da Bagnoregio, sostenne inoltre che l'uomo ha mwjwsinderesi, ovvero la naturale disposizione e tendenza al bene e alla conoscenza di tale bene. Per Bonaventura tuttavia la volontà ha il primato sull'intelletto.

All'interno della mwkqscuola francescana di cui Bonaventura era stato il capostipite, mwkgDuns Scoto si spinse più in là, slegando il libero arbitrio da motivazioni razionali, ammettendo la possibilità che esso si determini sia in una direzione che in quella opposta. Il francescano mwkwGuglielmo di Ockham, infine, esponente della corrente mwlanominalista, radicalizzò la teologia di Scoto affermando che l'essere umano è del tutto libero, e solo questa libertà può fondare la moralità dell'uomo, la cui salvezza però non è frutto della predestinazione, né delle sue opere. È soltanto la volontà di Dio che determina, in modo del tutto inconoscibile, il destino del singolo essere umano. Egli cioè concepì il libero arbitrio come «arbitrio dell'indifferenza» (mwlqarbitrium indifferentiae), ossia come puro arbitrio, indipendente da ogni motivazione passionale o razionale.

Il suo allievo mwlwGiovanni Buridano avrebbe illustrato questa posizione estrema con il celebre mwmaparadosso dell'asino a lui attribuito.cite-ref-9[9]

Dante Alighieri

Il libero arbitrio nel

Purgatorio

di

Dante Alighieri

mwoaBen puoi veder che la mala condotta
mwogè la cagion che ’l mondo ha fatto reo,
mwpae non natura che ’n voi sia corrotta.
mwpwSe così fosse, in voi fora distrutto
mwqqlibero arbitrio, e non fora giustizia
mwqwper ben letizia, e per male aver lutto.

Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio, XVI, vv. 103-108cite-ref-10[10]

Nel pensiero di mwsqDante Alighieri il libero arbitrio occupa un ruolo centrale, in quanto fondamento della responsabilità morale e della giustizia divina. Nella mwsgmwswDivina Commedia, e in particolare nel mwtamwtqPurgatorio, Dante affronta esplicitamente il problema del rapporto tra libertà umana e influenze naturali o astrali, negando ogni forma di determinismo assoluto. Celebre è il passo del canto XVI, in cui, per bocca di mwtgMarco Lombardo, egli afferma che, se le azioni umane fossero interamente determinate da cause esterne, «fora distrutto libero arbitrio, e non fora giustizia».cite-ref-11[11]

Secondo Dante, sebbene gli influssi celesti possano inclinare l'uomo verso determinate disposizioni, essi non ne determinano necessariamente le scelte, poiché all'essere umano è stato dato «lume» per distinguere il bene dal male e «libero voler» per orientarsi di conseguenza.cite-ref-12[12] Il libero arbitrio è pertanto condizione imprescindibile sia per il peccato sia per la redenzione, e giustifica l'ordinamento morale dell'aldilà, dove le anime sono premiate o punite in base alle loro scelte.

Tale concezione si inserisce nella tradizione teologica medievale, in particolare nel solco di mwwqAgostino d'Ippona e mwwgTommaso d'Aquino, ma si distingue per l'accento posto sulla responsabilità individuale anche in ambito storico e politico: la corruzione del mondo, secondo Dante, non è imputabile alla natura umana o a mwwwDio, bensì alle cattive scelte degli uomini.cite-ref-13[13]

Umanesimo e Rinascimento

Su diversi presupposti culturali, l'età dell'mwzwUmanesimo e del mw0aRinascimento portò a esaltare il valore della libertà umana, intesa ora come capacità di diventare arbitri del proprio mw0qdestino, assumendo un ruolo attivo nell'mw0guniverso, all'interno del quale mw0wMarsilio Ficino attribuiva all'uomo una posizione centrale, quella di mw1amw1qcopula mundi,cite-ref-nicola-14-0[14] cioè anello di congiunzione fra mw2gDio e la mw2wdimensione terrestre.cite-ref-zanichelli-15-0[15]

Questo nuovo mw4qideale di mw4gmw4whomo faber, detentore di un mw5asapere non più soltanto mw5qcontemplativo fine a se stesso, ma che racchiudeva un mw5gpotere, funzionale all'mw5wazione, era ricondotto pur sempre ad un contesto mw6asacro, non implicando sovvertimento dell'ordine mw6qnaturale, quanto piuttosto la facoltà di trascenderlo personalmente.cite-ref-ries-16-0[16]

mw7wPico della Mirandola, ad esempio, celebrava la peculiarità dell'uomo proprio perché, a differenza di tutti gli altri esseri della «mw8ascala» mw8qgerarchica, ognuno dotato di caratteristiche già mw8gdeterminate per necessità, era l'unico a potersi forgiare da solo, e ad avere possibilità di mw8wscegliere se evolversi verso lo mw9aspirito o abbrutirsi verso la mw9qmateria.cite-ref-zanichelli-15-1[15]

«"Non ti ho dato, o

Adamo

,

né un posto determinato, né un aspetto proprio, né alcuna prerogativa tua, perché quel posto, quell'aspetto, quelle prerogative che tu desidererai, tutto secondo il tuo voto e il tuo consiglio ottenga e conservi. Tu te la determinerai, da nessuna barriera costretto, secondo il tuo arbitrio. [...]

Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine".»

(Pico della Mirandola, Oratio de hominis dignitate, traduzione a cura di Eugenio Garin, Vallecchi, 1942, pp. 105-109)

Le dispute tra Lutero, Erasmo, Calvino

Con l'avvento della mwaqyRiforma, mwaqcMartin Lutero tornò a insistere sulla teoria della mwaqgpredestinazione, di cui si appropriò, negando alla radice l'esistenza del libero arbitrio: non è la buona volontà che consente all'uomo di salvarsi, ma solo la fede, infusa dalla grazia divina. È solo Dio, quello mwaqkmwaqoabsconditus della tradizione mwaqsoccamista, a spingerlo in direzione della dannazione o della salvezza.cite-ref-18[18]

«La volontà umana è posta tra i due [

Dio

e

Satana

] come un

giumento

, il quale, se sul dorso abbia Dio, vuole andare e va dove vuole Dio, [...] se invece sul suo dorso si sia assiso Satana, allora vuole andare e va dove vuole Satana, e non è sua facoltà di correre e cercare l'uno o l'altro cavalcatore, ma i due cavalcatori contendono fra loro per averlo e possederlo.»

(Lutero, De servo arbitriocite-ref-19[19])

Alla dottrina del mwarsmwarwservo arbitrio mwar0Erasmo da Rotterdam replicò che il libero arbitrio è stato sì viziato ma non distrutto completamente dal peccato originale, e che senza un minimo di libertà da parte dell'uomo la giustizia e la misericordia divina diventano prive di significato.cite-ref-20[20] Se infatti l'essere umano non avesse la facoltà di accettare o rifiutare liberamente la grazia divina che gli viene offerta, perché nelle Scritture sono presenti ammonimenti e biasimi, minacce di castighi ed elogi dell'obbedienza? Se inoltre, come predicava Lutero, l'uomo non ha bisogno di chiese e organi intermediari tra sé e Dio, ma è l'unico sacerdote di se stesso, come si concilia questa supposta autonomia con la sua assoluta impossibilità di scelta in ambito morale?

Particolarmente incisivo è l'esempio che Erasmo presenta per supportare la sua soluzione, quello di un padre e del suo figliolo che vuole cogliere un frutto: il padre alza nelle sue braccia il figlio che ancora non sa camminare, che cade e che fa degli sforzi disordinati; gli mostra un frutto posato davanti a lui; il bambino vuole correre a prenderlo, ma la sua debolezza è tale che cadrebbe se il padre non lo sostenesse e guidasse. È quindi solo grazie alla conduzione del padre (la Grazia di Dio) che il bambino arriva al frutto che sempre suo padre gli offre; ma il bambino non sarebbe riuscito ad alzarsi se il padre non l'avesse sostenuto, non avrebbe visto il frutto se il padre non glielo avesse mostrato, non sarebbe potuto avanzare senza la guida del padre, non avrebbe potuto prendere il frutto se il padre non glielo avesse concesso. Cosa potrà arrogarsi il bambino come sua autonoma azione? Malgrado non avrebbe potuto compiere nulla con le sue forze senza la Grazia, ha purtuttavia fatto qualcosa.

Ad una concezione estremamente mwasqvolontaristica del libero arbitrio aderì invece mwasuGiovanni Calvino, che radicalizzò il concetto di predestinazione fino a interpretarlo in un senso rigorosamente mwasydeterminista. È la mwascProvvidenza a guidare gli uomini, indipendentemente dai loro meriti, sulla base della mwasgprescienza e onnipotenza divine. L'uomo tuttavia può ricevere alcuni "segni" del proprio destino ultraterreno in base al successo o meno ottenuto nella propria vita politica ed economica.

La dottrina molinista e giansenista

Anche all'interno della mwassChiesa cattolica, che pure si era schierata contro le tesi di Lutero e Calvino, iniziarono una serie di dispute sul concetto di libero arbitrio. Secondo mwaswLuis de Molina la salvezza era sempre possibile per l'uomo dotato di buona volontà. Egli sostenne che:

• la prescienza di Dio e la libera volontà umana sono compatibili, poiché Dio può ben prevedere nella sua onnipotenza la futura adesione dell'uomo alla grazia da lui elargita;
• questo piano di salvezza si attua per una valenza positiva attribuita alla volontà umana, in quanto neppure il peccato originale ha spento l'aspirazione dell'uomo alla salvezza.

A lui si contrappose mwatyGiansenio, fautore di un ritorno ad mwatcAgostino: secondo Giansenio l'uomo è corrotto dalla mwatgconcupiscenza, per cui senza la grazia è destinato a peccare e compiere il male; questa corruzione viene trasmessa ereditariamente. Il punto centrale del sistema di Agostino risiedeva per i mwatkgiansenisti nella differenza essenziale tra il governo divino della grazia prima e dopo la caduta di mwatoAdamo. All'atto della creazione Dio avrebbe dotato l'uomo di piena libertà e della «grazia sufficiente», ma questi l'aveva persa con il peccato originale. Allora Dio avrebbe deciso di donare, attraverso la morte e resurrezione di Cristo, una «grazia efficace» agli uomini da lui predestinati, resi giusti dalla fede e dalle opere.

Il libero arbitrio nel pensiero moderno

Il mwat0pensiero moderno ha assunto una visione razionalista con mwat4Cartesio, che definiva la libertà non come un puro e semplice «libero arbitrio d'indifferenza»cite-ref-21[21] ma come impegnativa scelta concreta di cercare la verità tramite il mwaumdubbio.cite-ref-22[22]

Mentre però Cartesio si arenò nella duplice accezione di mwaukmwauores cogitans e mwausmwauwres extensa, attribuendo assoluta mwau0libertà alla prima e passività mwau4meccanica alla seconda, mwau8Spinoza cercò di conciliarle riprendendo il tema mwavastoico di un Dio mwaveimmanente alla Natura, dove tutto avviene secondo necessità. La libera volontà dell'uomo dunque non è altro che la capacità di accettare la legge universale ineluttabile che domina l'universo. La libertà non sta nell'arbitrio, ma nell'assenza di costrizioni che consente ad esempio a una pianta di svilupparsi secondo le sue leggi: «Tale è questa libertà umana, che tutti si vantano di possedere, che in effetti consiste soltanto in questo: che gli uomini sono coscienti delle loro passioni e appetiti e invece non conoscono le cause che li determinano».cite-ref-23[23]

mwavwLeibniz cercò di darne una connotazione positiva dopo quanto espresso su questo tema da Spinoza, osservando che «quando si discute intorno alla libertà del volere o del libero arbitrio, non si domanda se l'uomo possa far ciò che vuole, bensì se nella sua volontà vi sia sufficiente indipendenza».cite-ref-24[24] Pur accettando l'idea della libertà come semplice autonomia dell'uomo, accettazione di una legge che egli stesso riconosce come tale, Leibniz voleva nel contempo mantenere la concezione cristiana della libertà individuale e della conseguente responsabilità. Per questo scopo egli concepiva la libertà fondata mwawemetafisicamente sulla "mwawimonade": nel senso che ogni individualità, pur essendo un'"isola" completamente separata dalle altre, compirebbe "liberamente" atti che si incastrano come pezzi di un mosaico negli atti corrispondenti delle altre monadi, in un tutto che è l'"mwawmarmonia prestabilita" da Dio. Il libero arbitrio non è indifferenza per Leibniz, ma «determinazione secondo quanto la ragione considera il meglio».cite-ref-25[25]

Dal positivismo al dibattito odierno

Dalla fine del mwawoSettecento, e sempre più con l'affermarsi del mwawspositivismo, la nascente mwawwcomunità scientifica iniziò a sviluppare la credenza in un mwaw0universo mwaw4deterministico, nel quale cioè, date le condizioni iniziali di un mwaw8processo fisico, o del quale siano note un certo numero di mwaxainformazioni sufficienti, si fosse in grado di conoscerne l'esito e lo sviluppo con accuratezza assoluta, ovvero con certezza.

Già l'empirista anglosassone mwaxiDavid Hume, nel mwaxmmwaxqTrattato sulla natura umana, si era proposto di conoscere scientificamente il «meccanismo regolare» delle mwaxupassioni umane, «non meno delle leggi del moto, dell'ottica, dell'idrostatica o di qualsiasi branca della filosofia naturale».cite-ref-hume-26-0[26] Hume riteneva che l'uomo fosse preda delle passioni al punto da ritenere la stessa mwaxoragione umana incapace di raffigurarsi obiettivamente il mondo, e che pertanto qualunque verità razionale, compresa l'mwaxsautocoscienza del libero arbitrio, non avesse alcun valore oggettivo, ma risiedesse soltanto nella soggettività arbitraria del mwaxwsentimento.cite-ref-hume-26-1[26]

Con lo sviluppo della mwayibiologia, conseguente soprattutto alla scoperta del mwaymmicroscopio, l'essere umano iniziò ad essere concepito come un complesso sistema fisico composto da particelle, e successivamente mwayqmolecole, che fanno uso di reazioni chimiche, fisiche, proprio come ogni altro sistema fisico nell'universo, e dunque ritenuto soggetto alle stesse mwayuleggi della fisica che conosciamo; sorse allora il problema di stabilire se tali reazioni materiali fossero l'effetto o piuttosto la causa della sua mwayyvolontà.

Si venne in particolare scoprendo che il mwaygcervello umano sfrutta una serie di reazioni mwaykchimiche e mwayochimico-fisiche che generano i mwayscampi elettrici e mwaywmagnetici, tramite i quali avviene la comunicazione dei mway0neuroni, quindi la decisione volontaria di un individuo potrebbe determinare queste reazioni, regolate a loro volta da mway4leggi fisiche ben precise, oppure esserne determinata.

Il problema fu affrontato tra gli altri da mwazaKant, il quale si fece sostenitore di una duplice visione: da un lato egli riteneva che l'uomo, in quanto appartenente al mondo empirico e sensibile, fosse naturalisticamente condizionato; dall'altro ammetteva la mwazelibertà come postulato dell'agire mwazimorale, a cui approssimare la propria condotta.cite-ref-27[27] Libertà e necessità, termini apparentemente inconciliabili, possono per Kant coesistere nel concetto di autonomia, quando l'uomo cerchi di obbedire ad una legge che egli stesso liberamente si è dato.cite-ref-28[28]

Una soluzione più mwazwpessimista fu formulata da mwaz0Schopenhauer, il quale riteneva che l'agire umano fosse sottomesso ad una mwaz4volontà cieca e imperscrutabile. La libertà dell'uomo è per lui illusoria, in quanto determinata di volta in volta da uno scopo stabilito mwaz8a priori: «Si può fare ciò che si vuole, ma in ogni momento della vita si può volere solo una cosa precisa e assolutamente nient'altro che quella».cite-ref-29[29]

Il mwaaurifiuto dell'esistenza del libero arbitrio fu sostenuto anche da mwaayNietzsche.

Compatibilismo e incompatibilismo

Nell'ottica del mwaakpositivismo ottocentesco, il libero arbitrio verrebbe a scontrarsi con il mwaaodeterminismo, ossia l'idea che tutte le situazioni che accadono nel presente e nel futuro siano una conseguenza necessaria causata dagli eventi precedenti.

Il mwaawcompatibilismo (anche detto mwaa0determinismo morbido) ammette tuttavia che l'esistenza del libero arbitrio sia compatibile con un universo deterministico, mentre all'opposto l'mwaa4incompatibilismo nega questa possibilità. Il mwaa8determinismo forte è una versione dell'incompatibilismo che accetta che tutto sia determinato, anche le azioni e la volontà umane.

Il mwabelibertarismo (in inglese, mwabiLibertarianism) si accorda con il determinismo forte solo nel rifiutare il compatibilismo; ma i libertari accettano l'esistenza di un certo libero arbitrio insieme con l'idea che esistano alcuni ambiti indeterminati della realtà.

Determinismo e indeterminismo

Con l'avvento delle prime conoscenze in campo mwabuatomico, e soprattutto in seguito alla formulazione del mwabyprincipio di indeterminazione di Heisenberg, alla concezione deterministica propria della mwabcmeccanica classica si è affiancata una concezione mwabgstocastica, basata sulla mwabkmeccanica quantistica in grado di predire eventi solo in termini di mwaboprobabilità, che non è più ritenuta il frutto di una conoscenza incompleta del sistema fisico, ma una caratteristica intrinseca del mondo quantistico.

Come il determinismo, tuttavia, anche l'indeterminismo venne utilizzato come argomento contro la possibilità del libero arbitrio. Se infatti il determinismo aveva finito per negare la libertà umana, i sostenitori dell'indeterminismo adesso attribuivano al mwabwcaso la genesi delle nostre azioni, giungendo così ugualmente a negare che la mwab0volontà umana fosse libera, in quanto essendo soggetta a parametri irrazionali, risulterebbe incontrollabile.cite-ref-treccani-30-0[30]

L'argomento standard contro l'esistenza del libero arbitrio ebbe modo così di basarsi su due differenti opzioni, cioè sulle seguenti concezioni:

• l'interpretazione mwacudeterministica della natura, secondo la quale sono solo le leggi fisiche a dettare i comportamenti umani;
• l'interpretazione mwaccindeterministica, per cui ogni evento è prodotto dal caso, e le scelte individuali sarebbero il risultato di questi processi casuali.cite-ref-treccani-30-1[30]

Per via di una tale impostazione filosofica veniva a porsi il problema, di natura non solo mwac0morale ma anche mwac4giuridica, se l'uomo fosse ancora da considerarsi eticamente responsabile delle sue azioni.

Contro questo modo mwadariduzionistico di considerare l'essere umano, tuttavia, ha preso posizione il mwadefilosofo della scienza mwadiKarl Raimund Popper,cite-ref-31[31] che attaccando il cosiddetto mwadcdeterminismo mwadggenetico, il mwadkneodarwinismo, e la mwadosociobiologia, ha affermato l'autonomia della mwadsmente e la sua azione mwadwcausale nei confronti del cervello e delle sue componenti genetiche.cite-ref-32[32] Popper si considera mwaeedualista ma non alla maniera di mwaeiCartesio, sostenendo che tra i fenomeni mentali e quelli fisici permane una forte dose di incertezza che garantisce l'esistenza del libero arbitrio.cite-ref-33[33]

Epifenomenismo

L'mwaekepifenomenismo ha rappresentato un ulteriore tentativo di sfiducia nei confronti del libero arbitrio umano. Il mwaeobiologo e pensatore inglese mwaesThomas Henry Huxley ipotizzò nell'mwaewOttocento che tutti i pensieri coscienti siano un mwae0fenomeno secondario, senza alcun potere causale, che accompagnano i processi fondamentali nel mwae4sistema nervoso dell'uomo. Il concetto di epifenomeno, appartenente all'ambito del materialismo psicofisico, attribuisce un'origine somatica a tutte le forme di emozione, per cui il sentimento di piacere o dolore sarebbe l'effetto di un cambiamento a livello puramente corporeo o fisiologico.cite-ref-34[34]

Il flusso della mwafqcoscienza, stando a queste argomentazioni, sarebbe un prodotto degli eventi, privo del potere di influire su di essi: a provocare le nostre azioni non sarebbe la coscienza, ritenuta appunto un mwafuepifenomeno, ma soltanto i processi fisici del mwafycervello.cite-ref-35[35]

Libero arbitrio come «fantasia morale»

Alle concezioni materialiste e fenomeniste della coscienza ha obiettato il filosofo ed esoterista mwagiRudolf Steiner nel suo più completo scritto filosofico, mwagmmwagqLa filosofia della libertà.

Per Steiner, il mwagypensiero non deriva da processi cerebrali, sui quali piuttosto esso si imprime, ma può essere direttamente contemplato come un'entità in sé compiuta, «che si sorregge da sé». Quello che i fisiologi riduzionisti scambiano per il pensiero, in realtà non è che la sua controimmagine, come le orme lasciate da chi cammina su un terreno soffice.cite-ref-36[36] Ad esempio, il modo in cui il mwagsconcetto di mwagwlampo viene connesso a quello di mwag0tuono non può essere determinato da processi fisiologici del cervello, ma soltanto da una connessione mwag4ideale inerente al contenuto stesso di quei concetti, che anzi induce l'attività mwag8organica del mwahacervello a ritirarsi, per far posto a quella spirituale del pensiero.

Analogamente, per Steiner, quando l'uomo fa derivare i motivi del suo agire da un'mwahiintuizione ideale, allora è libero.

«Se io osservo una

volontà

che ritrae l'

intuizione

, anche da questo volere si è ritirata la necessaria attività organica. La volontà è libera. Non può però osservare questa libertà della volontà, chi non è in grado di vedere che la libera volontà consiste in questo, che soltanto dall'elemento intuitivo la necessaria attività dell'organismo umano viene paralizzata, respinta, e sostituita dall'attività spirituale della volontà piena di idee.[...] Chi invece è in grado di osservarlo, si apre un varco alla comprensione del fatto che in tanto l'uomo non è libero, in quanto non è capace di compiere fino in fondo il processo di repressione dell'attività organica; che però questa

non-libertà

anela alla libertà, la quale non è per nulla un ideale astratto, bensì una forza dirigente che risiede nell'essere umano.»

(R. Steiner, La filosofia della libertà [1894], trad. it., Fratelli Bocca Editori, Milano 1946, pag. 61)

Per Steiner non ha senso chiedersi se l'uomo mwahutout court sia libero oppure no, perché egli in realtà è un essere in evoluzione, che «è chiamato allo spirito libero, come ogni germe di rosa è chiamato a divenire mwahyrosa». Steiner ha modo di obiettare a mwahcSchopenhauer che è assurdo giudicare mwahgnon libera una mwahkvolontà che sia determinata nel suo agire da un motivo o uno scopo preciso: la libertà è da intendere semmai come la capacità di determinare da sé, attraverso una propria facoltà chiamata da Steiner «fantasia morale», i motivi del proprio agire, non ricevendoli da altri.

Note

cite-note-11. mwaiaAgostino d'Ippona, mwaieDe libero arbitrio, libri I-III (390-395).
cite-note-22. mwaiuSumma theologiae, I, q. 83.
cite-note-33. mwaikDante Alighieri, mwaioDivina Commedia, mwaisPurgatorio, XVI.
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cite-note-77. mwakuLettera ai Romanimwakc 7, 18-20cite-ref-6[6].
cite-note-88. mwak8Summa theologiae, I, q. 83, a. 4.
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cite-note-1010. mwalgDante Alighieri, mwalkDivina Commedia, mwaloPurgatorio, canto XVI, vv. 103-108.
cite-note-1111. Cioè «sarebbe distrutto il libero arbitrio, e non vi sarebbe giustizia». Cfr. mwal4Dante Alighieri, mwal8Divina Commedia, mwamaPurgatorio, XVI, vv. 103-108.
cite-note-1212. mwamqPurgatorio, XVI, vv. 73-75.
cite-note-1313. mwamgPurgatorio, XVI, vv. 97-102.
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cite-note-2727. «Se ci fosse possibile avere, del modo di pensare di una persona qual esso si manifesta nelle azioni interne non meno che esterne, una veduta così profonda, da svelarci ogni suo movente, anche minimo, conoscendo insieme tutte le occasioni esterne che agiscono su quel modo di pensare, si potrebbe prevedere il comportamento di una persona in futuro con la stessa certezza di una mwaroeclissi di luna o di sole, e affermare, cionondimeno, che la persona è libera» (Kant, mwarsCritica della ragion pratica, trad. it. in Pietro Faggiotto, mwarwLa metafisica kantiana della analogia: ricerche e discussioni, pag. 130, Verifiche, 1996).
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cite-note-3636. «Nessuno sarà tentato di dire che quelle forme siano state determinate da forze del terreno, operanti dal basso in alto; non si attribuirà a queste forze nessun concorso alla formazione delle orme. Altrettanto poco, chi abbia osservato obiettivamente l'entità del pensare, attribuirà alle orme lasciate sull'organismo fisico di aver avuto parte alla determinazione di quella; poiché quelle orme sono provenute dal fatto che il pensare prepara la propria comparsa per il tramite del corpo» (Rudolf Steiner, mwauwLa filosofia della libertà [1894], Fratelli Bocca Editori, Milano 1946, pag. 45).

Bibliografia

Fonti

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• mwavuErasmo da Rotterdam, mwavyIl libero arbitrio (testo integrale) – mwavcMartin Lutero, mwavgIl servo arbitrio (passi scelti), a cura di Roberto Jouvenal, mwavkClaudiana, Torino 1969. Terza edizione a cura di Fiorella De Michelis Pintacuda, 2004.
• Martin Lutero, mwavsIl servo arbitrio (1525), a cura di Fiorella De Michelis Pintacuda, mwavwClaudiana, Torino 1993.
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Studi

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• Mario De Caro, Massimo Mori ed Emidio Spinelli (a cura di), mwawgLibero arbitrio. Storia di una controversia filosofica, Roma, Carocci, 2014.
• Mario De Caro, A. Lavazza, G. Sartori, mwawoSiamo davvero liberi? Le neuroscienze e il mistero del libero arbitrio, Codice Edizioni, 2010, ISBN 978-8875781569
• David Eagleman, mwaw0In incognito. La vita segreta della mente, Mondadori, 2012, ISBN 978-8804625247
• Andreas Eisenrauch, mwaxaDer Einfall und die Freiheit. Lebensweltliche Indikatoren der Unfreiheit menschlichen Denkens, BoD, Norderstedt 2012. ISBN 978-3-8482-0487-8
• J. Lebacqz, mwaxmLibre arbitre et jugement, Louvain 1960.
• C. Mazzantini, mwaxuIl libero arbitrio in San Tommaso e Duns Scoto, Torino 1966.
• P. Siwek, mwaxcLa conscience du libre arbitre, Roma 1976.
• Y. Simon, mwaxkTrattato del Libero Arbitrio, Roma 1963.
• mwaxsPaolo Valori, mwaxwIl libero arbitrio. Dio, l'uomo e la libertà, Rizzoli, 1987.
• Daniel M. Wegner, mwax4The Illusion of Conscious Will, MIT Press, 2002.

Voci correlate
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Collegamenti esterni

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• citerefinternet-encyclopedia-of-philosophy(EN) Kevin Timpe, Free Will, su Internet Encyclopedia of Philosophy.
• citerefcatholic-encyclopedia(EN) Libero arbitrio, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
• mwaycSpeciale RAI Filosofia sul Libero arbitrio, su filosofia.rai.it.
• mwaykAbolito il libero arbitrio - Colloquio con Wolf Singer. L'Espresso, 19 agosto 2004, pp. 140-143, su larchivio.com. URL consultato il 21 dicembre 2018 (archiviato dall'url originale il 16 maggio 2006).
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• mway4(EN) Colleen McClusky, Medieval Theories of Free Will, su Internet Encyclopedia of Philosophy.